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Lucani insigni 2015, Amerigo Restucci

10 dicembre 2015

Architetto con un curriculum prestigioso, il rettore dello Iuav non dimentica le origini ed il legame con Matera, Tricarico e la Puglia. Per lui Matera 2019 può essere “un' opportunità per la regione, ma questo può accadere se saprà fare sistema”

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(ACR) - Quando si lavora a progetti di restauro, è normale affezionarsi all'oggetto della propria opera, grazie alla quale quello stesso oggetto torna a vivere, riappropriandosi delle proprie funzioni, dopo un incendio, dopo l'oblio, dopo l'usura del tempo. Lo confida Amerigo Restucci, rettore dell'Università Iuav di Venezia, architetto e storico dell'architettura, tra i lucani insigni premiati nel Castello di Lagopesole il 22 giugno 2015, che nel suo curriculum vanta numerosi progetti di ristrutturazione e recupero. Ultimo, solo in ordine di tempo, è quello per cui si è aggiudicato una gara europea - alla quale hanno partecipato tredici studi e nomi importanti del settore - come progettista dell'impresa Research Consorzio Stabile scarl, per la risistemazione del vecchio palazzo Citterio, tessera del più complesso e travagliato disegno della Grande Brera, che lo metterà in rete con la Pinacoteca e le altre istituzioni del polo culturale milanese.

Prestigioso edificio settecentesco, Palazzo Citterio fu acquistato dallo Stato nel 1972, ma da allora, nonostante buone intenzioni e vari progetti mai portati a termine, è stato oggetto di interventi parziali, interruzioni forzate, lavori a singhiozzo che nel corso dei decenni hanno segnato l’edificio, in qualche caso anche in maniera irreversibile. La gara bandita nel 2013 ha l'obiettivo di riqualificare l’intero complesso per dare lustro a Milano, ma non solo, attraverso un contenitore che dovrà accogliere le collezioni permanenti del Novecento della Pinacoteca di Brera ed ospitare mostre e manifestazioni temporanee. Un disegno ambizioso e una grande soddisfazione, per Restucci: “Vedere la vecchia Accademia di belle arti di Brera e il palazzo accanto che si impagina accanto a lei – afferma -, mi sta molto emozionando”.

Nel suo curriculum gli incarichi degni di nota sono tanti. Per restare alle opere di restauro, si segnalano quello per la Basilica di Sant'Antonio a Padova, e quello per il restauro del Teatro Petruzzelli di Bari, città cui è legato particolarmente per motivi personali, essendo quella che lo ha accolto dopo la prima fanciullezza. Nato infatti a Matera nel '42, Amerigo Restucci ad appena tre anni rimane orfano di padre e si trasferisce a Tricarico, dove la madre, poco più che ventenne, troverà lavoro come insegnante e si risposerà. Qui frequenta le scuole elementari e trascorre anni spensierati che, come racconta lui stesso, gli lasceranno ricordi e amicizie vive ancora oggi, per poi stabilirsi nel capoluogo pugliese, dai nonni paterni, dove rimarrà fino alla maturità classica. Ne deriva un legame forte con entrambe le regioni, anche se quello per la Basilicata ha la visceralità degli affetti più cari: è qui che Restucci fa spesso ritorno per far visita all'anziana madre, che vive a Matera, e ritrovare tanti amici con i quali, racconta, ama parlare quella che è quasi una seconda lingua per lui, il dialetto tricaricese.

La stessa curiosità, dapprima, e l’amore, poi, per l'architettura e la storia dell'architettura, nascono negli anni di Tricarico, e dalle visite che il professor Rocco Mazzarone faceva alla sua famiglia in campagna. Il piccolo Amerigo si sedeva accanto a lui e affascinato ne ascoltava i racconti sul movimento “Comunità” di Adriano Olivetti, l'imprenditore piemontese cui Mazzarone era molto legato, i discorsi sulla città, sulle sue trasformazioni, sull'architettura bella: parole, suggestioni “che sono rimasti come un suono dentro di me. Per quello, dopo il liceo mi iscrissi ad architettura” .

Gli studi universitari lo porteranno a Firenze, alla laurea con lode, e a una rapida carriera accademica: negli anni '70 è professore ordinario di Storia dell'architettura alla facoltà di Architettura dell’Università Iuav di Venezia e tra l' '87 e il '95 titolare della cattedra di Storia della Critica d'Arte alla Scuola di specializzazione in Archeologia e storia dell'arte dell'Università di Siena. Dal 2009 è Rettore dello IIuav di Venezia, ateneo statale di architettura, design, teatro, moda, arti visive, urbanistica e pianificazione del territorio, e da tre anni anche presidente della Univeneto che comprende le quattro università venete.

Il suo lavoro lo ha portato molto in giro per il mondo, ma anche all'estero non gli sono mai mancate le sue radici, come quella volta, durante l'anno di insegnamento alla Columbia University, che in mezzo ai

22.6.2015_Lagopesole_Amerigo Restucci con Nicola Savino_foto di Roberta Pecora

© 2013 - 22.6.2015_Lagopesole_Amerigo Restucci con Nicola Savino_foto di Roberta Pecora

grattacieli di New York si ritrovò in un giardino dove si parlava il dialetto tricaricese, si allevava il maiale e si faceva la salsiccia; o quando a Zurigo, durante una conferenza in cui era relatore, incontrò un vecchio compagno delle scuole elementari che faceva il linotipista per un giornale svizzero e che, letto il suo nome sul cartellone dell'evento, era andato a sedersi in prima fila, apposta per incontrarlo. Aneddoti che Restucci non si stanca mai di raccontare a chi gli chiede del suo rapporto con la Lucania, confidando quel che chiama “il rovello della nostalgia”, ricordando quella di Orazio per la sua Venosa, ma anche di Re Enzo, figlio di Federico II che esule a Bologna si dilettava a poetare ripensando agli anni vissuti tra Melfi e Lagopesole.

D'altronde per la sua terra di origine, l'illustre architetto, ha curato guide e itinerari d'arte per il gruppo l'Espresso e per il Touring Club (“La nostra regione ha dei paesaggi incredibili” dice) oltre ad alcuni articoli e saggi su Matera e sul recupero dei Sassi. Inevitabile che gli si chieda di Matera capitale europea della cultura per il 2019. “Spero rappresenti un' opportunità per la regione, ma questo può accadere se saprà fare sistema, se si saprà spiegare che c'è il Bradano e c'è il Basento, che c'è un territorio fatto di tanti paesi, che c'è un legame con la Puglia: la Basilicata ha sempre colloquiato con i territori limitrofi”.

“Se Matera, continua Restucci, sollecitato sul tema durante la cerimonia di premiazione dei lucani insigni - vuol avere il ruolo di capitale europea ed essere punto di approdo di una cultura europea, deve superare le strettoie del regionalismo, soprattutto oggi, che si cerca di aprire anche le porte all'oriente”. D'altronde, spiega, la storia di questo territorio è fatta anche di un forte legame col mondo bizantino, e porta ancora i segni di una presenza araba. Dunque “è il momento di aprirsi all'esterno: la situazione, pur in un momento di crisi, è favorevole per far scoprire un territorio ricchissimo, forti tra l'altro dei valori che ci contraddistinguono e che facevano dire a Salvemini che lui i lucani lui li riconosceva dall'etica del lavoro”.

Confida che una volta, invitato per un'intervista sul capoluogo lucano, anticipò che avrebbe accettato solo se non si fosse parlato né di Carlo Levi, né della retorica della separatezza, o dei Sassi. E infatti ribadisce più volte l'importanza di valorizzare, dopo Barisano e Caveoso, “l'architettura settecentesca della città, quella cui diede impulso Carlo di Borbone, tutt'altro che oscurantista come lo dipingono i libri di storia, al contrario sovrano illuminato intelligente e colto. Fu lui, grazie alla via Appia, a favorire i rapporti tra Matera e Napoli: le architetture del corso settecentesco sono prese dal capoluogo partenopeo. Senza dimenticare che quando, scoperta da Levi e denunciatene le miserie, cominciò in parte la sua rinascita, Matera viene attraversata dalla migliore architettura degli anni 50 e 60”.

In passato membro del consiglio direttivo della Biennale di Venezia, presidente de la “Biennale di Venezia servizi spa”, rappresentante delle Regioni italiane nella Commissione di tutela e fruizione dei siti Unesco, autore di prestigiose pubblicazioni in collaborazione con nomi illustri della storia dell'architettura, recentemente nominato procuratore di San Marco dal Patriarca di Venezia, Restucci invita i giovani a costruire il proprio futuro sullo studio serio e sulla creatività. E a chi voglia intraprendere un percorso come progettista, suggerisce di guardare ai nuovi processi di formazione adottati dalle facoltà di architettura e ingegneria che, accanto alle materie storiche, prevedono insegnamenti sui nuovi materiali (ad esempio quelli che permettono di risparmiare energia o che “colloquiano con l'esterno”), sulle nuove tecniche nuove di restauro e progettazione. Se poi alla preparazione si uniscono qualità del progetto e curiosità del disegno, la miscela diventa non potrà che essere creativa. Un messaggio per i tanti giovani, alle prese con la scelta universitaria, cui il momento richiede spesso scelte di realismo e non solo di passione. Il segnale di ottimismo e incoraggiamento che questo lucano insigne lancia, pare coniugare l'uno e l'altra, all'insegna sempre dell'abnegazione e del lavoro, caratteri che ai lucani non sono mai mancati. (R. S.)



Fonti

Intervista ad Amerigo Restucci _ Lagopesole, 22 giugno 2015

Sulla figura di Adriano Olivetti:
http://www.fondazioneadrianolivetti.it/
https://www.youtube.com/watch?v=nio7MYMaHxo
(Adriano Olivetti, imprenditore pericoloso tratto dal documentario "Correva l'anno", RAI3)
http://www.edizionidicomunita.it/
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=118&biografia=Adriano+Olivetti

Sul restauro di Palazzo Citterio:
http://magazine.larchitetto.it/febbraio-2014/gli-argomenti/attualita/palazzo-citterio-oggi-e-domani-.html
http://www.versolagrandebrera.it/palazzo-citterio-il-progetto-vincitore/ 

Redazione Consiglio Informa

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