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(RegioneInforma) "Segni di Terra": le immagini di Aldo Martinetti.
09 giugno 2005

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(ACR) - Sono 154 le immagini, tutte rigorosamente in un chiaroscuro, dalla sicura presa visiva e emotiva. I soggetti illustrati riflettono emozioni e sensazioni che sembrano provenire dalle profondità delle viscere di una terra affascinante e misteriosa: la Basilicata. E, proprio, questa piccolo ma delizioso territorio, incastonato tra terra e mare, costituisce la ricerca fotografica, firmata da Aldo Martinetti. Una vera e propria documentazione visiva, accumulata nel tempo, dal 1994 al 2002, con calma e minuziosità con l'intento di restituire il giusto risalto, la prospettiva adeguata ad una regione che, per essere compresa e amata, non ha bisogno di altro, se non del suo paesaggio. Infatti, come sottolineato da Donato Pace, nelle pagine di critica, introduttive al catalogo "Non c'è l'uomo, ma la natura. Con le sue fotografie, Martinetti riesce a tirare fuori l'identità propria di un particolare angolo lucano, ne esalta l'impenetrabile barriera di difesa e lo trasforma in una suggestione coinvolgente". Già dai primi scatti, infatti, il fotografo di origine australiana, trapiantato in Abruzzo ma, dal 1981, di adozione lucana mostra la natura, insieme al paesaggio circostante, alle case, ai campi, agli alberi e pochi altri elementi. Componenti isolati o parte di un insieme più ampio, la bellezza della terra lucana è affidata agli oggetti naturali, dove non c'è ombra dell'uomo. Una visione assolutamente scarna ma, ad ogni modo, che si riconduce alla presenza umana. I campi arati con le zolle di fieno che sembrano macchine sfreccianti su autostrade; le spighe di grano, rocce aguzze o alberi solitari che si stagliano sotto un cielo che non ha orizzonti. E, poi, ancora gruppi di fusti arborei che salgono verso l'alto a incontrare nuvole, volatili, raggi di sole o lampi di tempeste. Terra, acqua, dighe, strade e architetture. Questi gli oggetti-soggetti del reportage fatto d'immagini dalle forme le più svariate. Massimo Bianchi, giornalista e direttore della rivista "Tuttoturismo", infatti, mette in risalto la "filosofia" che fa da guida alle foto di Martinetti e che crea "segni e disegni di un territorio che si svela in una sorta di geometria nascosta , gelosamente custodita e tuttavia pienamente decifrata dall'obiettivo che riesce a guardare oltre l'apparente per cogliere l'essenza delle cose". Il costruirsi dell'intero paesaggio lucano si compie nelle linee rette, curve o ondulate delle forme rettangolari, quadrate e trapezoidali degli oggetti inquadrati. Il risultato di tali sperimentazioni è un paesaggio che non è semplicemente ritratto ma che porta con sé, continua a dire Bianchi, "qualcosa d'altro; esprime segni, simboli e rapporti". Gigliola Foschi, giornalista, fotografa e critico della fotografia, invece, ritiene che "la semplificazione visiva compiuta da Aldo Martinetti non vuole stupire quanto, piuttosto, riavvicinare l'osservatore alla natura. Di fronte alle sue immagini, se mai, tornano in mente i versi di Lucania del poeta lucano, Rocco Scotellaro, dove una sintassi ruvida, volutamente elementare, si trasforma in intensità, in forma espressiva. Anche il paesaggio di Martinetti è secco, quasi primigenio, senza fughe nel "carino" e nell'accattivante. Ciò che gli preme, al pari di Scotellaro, non è infatti raccontare romanticamente la bellezza suggestiva del paesaggio lucano, ma cogliere la forza della sua presenza anche là dove superstrade o tralicci elettrici ne solcano la terra". Si tratta dunque di una vera e propria arte della fotografia paesaggistica che va al di là dello stereotipo della bella cartolina da souvenir. Le aree dei ventisette comuni sparsi per il territorio regionale sono diventate l'idea ispiratrice di questo progetto fotografico che, l'autore stesso, ribadisce essere un "segno piuttosto che un disegno", in quanto la carica emotiva avuta dalla personale contemplazione dei paesaggi gli è stata restituita, per ricordare alcune osservazioni di Donato Pace, "dal fascino, dal ricordo, dal mito, dall'identità" di una terra che è fonte di ispirazione continua e alla quale, con i suoi scatti, Martinetti ha voluto fare omaggio. (L.L)