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(RegioneInforma) I COSTI DI PRODUZIONE DEL FRUMENTO DURO BIOLOGICO

08/10/2004 08:40

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ACR La diffusione del metodo di produzione denominato agricoltura biologica ha costituito un obiettivo perseguito dalla politica agricola comunitaria dagli inizi degli anni novanta, con il varo del Regolamento (CEE) 2092/91 e del Regolamento (CEE) 2078/92. Con il primo viene normata la materia allo scopo principale di: - evitare distorsioni nella concorrenza dovute alla diversificazione delle definizione dei metodi di produzione e dei sistemi di controllo nei diversi Stati membri, - offrire al consumatore un'adeguata garanzia attraverso l'imposizione di un sistema comune di certificazione . Con il regolamento 2078/92 la Comunità ha inteso perseguire l'obiettivo di accelerare il processo di sviluppo di questa forma di agricoltura concedendo un aiuto ai produttori per compensare le maggiori spese e i minori ricavi. In proposito va infatti tenuto presente che nelle prime fasi di diffusione si va incontro ad una situazione di precompetitività dovuta a molti fattori. In generale le rese produttive tendono a diminuire rispetto all'agricoltura convenzionale, ma nello stesso tempo non sempre si riesce subito a conseguire un'adeguata valorizzazione commerciale del prodotto. Sotto la spinta dell'intervento pubblico, anche in Basilicata l'agricoltura biologica ha conosciuto un forte sviluppo. Infatti alla data del 31/06/2004 le aziende iscritte all'Elenco Regionale delle Aziende Biologiche (ERAB) della Regione Basilicata erano circa 2.300. Il fenomeno ha interessato anche la cerealicoltura e in particolare il frumento duro. Questa coltura beneficia anche degli aiuti previsti dall'Organizzazione Comune di Mercato (OCM) riguardante i seminativi, recentemente reimpostata nell'ambito della riforma di medio termine della PAC. In attuazione del principio del cosiddetto "disaccoppiamento", in futuro i produttori continueranno a ricevere, almeno fino al 2012, gli aiuti al reddito ma nello stesso tempo saranno liberi di scegliere se continuare o meno a coltivare il frumento duro. Ciascun Paese può scegliere forme di "disaccoppiamento" parziale, ma l'indirizzo di fondo resta la completa liberalizzazione del mercato, anche in conseguenza degli accordi riguardanti il commercio internazionale. In relazione a tali indirizzi sussiste il fondato timore che, specie nelle aree più marginali, si potrà avere una diminuzione delle superfici investite con la tendenza ad una maggiore estensivazione degli ordinamenti produttivi. Va ricordato che il notevole calo dei prezzi che ha riguardato la cerealicoltura negli ultimi anni, ha creato a questo settore serie difficoltà. Il comparto cerealicolo ha retto solo grazie agli aiuti comunitari. Inoltre, la mancata aggregazione dell'offerta ha rallentato notevolmente il processo di valorizzazione del prodotto biologico. In Basilicata, tranne rarissimi casi, non ci sono impianti specializzati per la trasformazione dei cereali, eccezion fatta per qualche mulino che ritira frumento duro biologico e ne vende la farina. Le quantità che riesce ad assorbire una struttura di questo tipo sono marginali e quindi non esercitano alcuna influenza significativa sul mercato. Lo sbocco principale per queste produzioni è rappresentato dal conferimento al Consorzio Agrario Regionale. Uno dei problemi a cui si va incontro con l'ammasso è l'incertezza che vige in ordine ai prezzi che si riusciranno a spuntare e ai tempi di pagamento. Infine, le aziende biologiche vedono sempre più restringersi la forbice esistente tra il prezzo del frumento duro biologico e quello del frumento convenzionale. In questo quadro di cambiamenti profondi, ma anche di incertezze, al fine di offrire un contributo conoscitivo utile per la comprensione delle situazioni in atto, si è ritenuto opportuno analizzare i costi di produzione e la remunerazione dei fattori del frumento duro biologico in un gruppo di aziende della Basilicata. 2. Caratteristiche strutturali ed organizzative delle aziende interessate I rilevamenti necessari sono stati effettuati, mediante intervista, presso un gruppo di 14 aziende localizzate nella provincia di Potenza e in particolare nelle aree denominate: - Montagna Potentina, - Vulture-Alto Bradano, - Alto Agro-Lagonegrese. Il contesto territoriale in cui operano queste aziende è assai differenziato, sia per le caratteristiche orografiche, che per quelle pedoclimatiche. La prima zona è caratterizzata da un territorio tipicamente montano e collinare. L'ordinamento colturale prevalente delle aziende è quello cerealicolo-zootecnico e la superficie media investita a frumento duro è alquanto ridotta, poiché la superficie media aziendale oscilla tra i 2 e i 3 ettari. Nella seconda zona indicata le aziende presso cui sono stati effettuati i rilevamenti ricadono nelle aree pianeggianti a prevalente vocazione cerealicola, con un'alta percentuale di aziende che praticano l'agricoltura integrata. Nell'Alto Agro – Lagonogrese le aziende coinvolte ricadono in un'area collinare e montana. Sia per la dimensione aziendale che per l'ordinamento colturale si rinvengono situazioni simili a quelle della Montagna Potentina. Il gruppo di aziende presso cui sono stati effettuati i rilevamenti comprende unità appartenenti alle principali tipologie strutturali ed organizzative ad indirizzo cerealicolo dell'area. Il gruppo si presenta differenziato anche per quanto attiene all'ambiente fisico in cui ricadono. Le aziende del campione sono tutte cerealicole e adottando la rotazione annuale delle colture, affiancano al frumento duro biologico la coltivazione di foraggere. Inoltre, più del 40% di esse si dedica anche all'allevamento, in prevalenza, di bovini (in prevalenza) e di ovi-caprini. Circa il 7% delle aziende trae i suoi proventi anche dall'olivicoltura e dalla viticoltura. Le aziende sono tutte a conduzione diretta del coltivatore e, ad esclusione di due che fanno largo ricorso al noleggio e sono condotte da imprenditori part – time, si avvalgono esclusivamente della famiglia per far fronte al fabbisogno di lavoro. Se si escludono le aziende che ricorrono al noleggio per la esecuzione di tutte le operazioni di coltivazione, l'investimento medio per ettaro per il parco macchine va da 3.300 euro nelle piccole aziende (< 20 ha), a 2.300 in quelle di medie dimensioni (20 – 50), a poco più di 1.900 in quelle più grandi. La SAU per addetto è pari a quasi 33 ettari nelle aziende di maggiori dimensioni, dato che si riduce alla metà in quelle medie e ad un quarto in quelle piccole. 3. I criteri di calcolo Le informazioni e i dati rilevati mediante il questionario nelle singole aziende hanno riguardato sia la tecnica di produzione adottata da ciascuna, sia gli elementi relativi agli investimenti fissi aziendali e, quindi, ai costi congiunti. La procedura adottata ha comportato nella prima fase la stima del costo di produzione di riferimento, comprendente: - i costi specifici calcolati sulla base delle agreotecniche e dei prezzi rilevati, - le quote di ammortamento e di manutenzione degli investimenti fissi aziendali attribuibili alla coltura, - la remunerazione dei fattori conferiti dall'imprenditore. Per la stima di queste ultime si è fatto ricorso al concetto di "costo di opportunità", ovvero è stata fissata la remunerazione unitaria attesa per ciascun fattore tenendo presenti le remunerazioni conseguibili con gli impieghi alternativi possibili. In particolare, sulla base dei contratti collettivi dei salariati e degli impiegati in agricoltura, dell'andamento dei tassi di remunerazione dei buoni del tesoro e dei canoni di affitto dei terreni, sono stati stabiliti le seguenti remunerazioni unitarie attese: - manodopera familiare: euro 10/ora - capitale di investimento (capitale di esercizio più fabbricati): 2,5% - capitale fondiario, al netto degli investimenti: 1,5%. La remunerazione attesa relativa a ciascun fattore è stata stimata moltiplicando la quantità impiegata, con riferimento all'ettaro di superficie, per la rispettiva remunerazione unitaria. Il totale di tali remunerazioni costituisce il reddito netto atteso. Nella seconda fase si è proceduto alla stima delle remunerazioni reali del fattori. ripartendo il reddito netto reale (Valore della produzione meno costi specifici e quote attribuibili) fra i fattori produttivi conferiti dall'imprenditore, nella stessa proporzione con la quale essi concorrono alla formazione del reddito netto atteso. Per ciascun fattore la remunerazione unitaria è stata ottenuta dividendo la remunerazione totale del fattore per la quantità impiegata. 4. I risultati delle analisi L'elaborazione dei dati rilevati nelle aziende ha messo in evidenza una notevole variabilità della struttura dei costi di produzione. In via preliminare va evidenziato che le aziende del gruppo fruiscono di aiuti che raggiungono la stessa misura per ettaro e spuntano prezzi sostanzialmente uguali per il loro prodotto. In questa situazione la formazione della PLV della coltura (Tab. 2), passando da un'azienda ad un'altra, è influenzata dalla sola resa produttiva e varia da 900 a 1.400 euro. Come si evince dalla tabella 3, mediamente i costi espliciti sono costituiti per il 34,5% dai mezzi tecnici, per il 47,2% dalle quote d'ammortamento, per il 15,1% dai noleggi e per la restante parte dalle spese generali (3,2%). Tali costi sono più elevati nelle piccole aziende, o a causa delle quote di ammortamento o a causa dei noleggi, mentre le aziende di medie dimensioni riescono a comprimerli meglio. La voce che domina i costi espliciti è rappresentata dalle quote di Ammortamento, che incidono mediamente nel gruppo per il 47,2%. Questa voce è più alta nelle aziende di medie dimensioni (52,2%) ed è più bassa nel gruppo delle piccole aziende a fronte di una maggiore incidenza della voce noleggio. Questo dato pone in risalto due aspetti: - da una parte gli investimenti per ettaro nelle piccole aziende raggiungono i valori più elevati del campione per cui le macchine presenti, considerate le necessità lavorative, risultano sono sottoutilizzate (Tab.1), - tali aziende sono peraltro troppo deboli finanziariamente per acquisire un parco macchine più vario e sono costrette a ricorrere al conto terzi. Le quote d'ammortamento nelle aziende di piccole dimensioni sono più basse del 21% circa rispetto a quelle di medie dimensioni, mentre i noleggi risultano essere superiori di 4 volte circa. Nelle grandi aziende, a fronte di quote di ammortamento e spese di noleggio più basse è proporzionalmente maggiore la spesa per i mezzi tecnici. Il Reddito netto (insieme delle remunerazioni dei fattori conferiti dall'imprenditore) costituisce una frazione del costo di produzione totale reale, e quindi della PLV, che va da un minimo del 23,9% ad un massimo del 59%. In termini assoluti il valore medio per ettaro del RN è di € 550,47. La ripartizione del RN fra i fattori conferiti e la stima della remunerazione unitaria di ciascun fattore ci fornisce la misurazione più significativa della redditività conseguita nelle diverse aziende. I risultati delle analisi (Tab. 4) evidenziano che dette remunerazioni unitarie sono mediamente basse nelle aziende di piccole dimensioni, soddisfacenti in quelle medie, elevate nelle grandi aziende. Con riferimento alla manodopera familiare si passa da circa 7 €/ora a 8,59 a 10,53, mentre la media ponderata del gruppo è di 9,15 €/ora. Dati i criteri di stima utilizzati, l'andamento delle remunerazioni del capitale di investimento e di anticipazione e del capitale fondiario, rispetto alle remunerazioni attese prefissate, è analogo a quello evidenziato per il lavoro. Infine per le spese di direzione e amministrazione si è adottato il criterio di quantificarle nella misura del 3% della PLV, per cui presentano un'entità maggiore le aziende con produzione vendibile più consistente. Considerazioni conclusive Lo studio ha consentito di evidenziare in particolare i seguenti aspetti dell'economia della coltivazione del grano duro biologico: a) grazie agli aiuti la remunerazione dei fattori conferiti che si riesce a conseguire va considerata ottima, specie se si tiene conto che le alternative disponibili negli stessi ambienti sono più estensive e meno remunerative; b) l'incidenza di detti aiuti rispetto alla PLV totale è comunque tale da rendere il settore molto esposto agli impatti negativi che si potranno avere in conseguenza dei cambiamenti della PAC e di un ulteriore presumibile abbassamento dei prezzi; c) l'alto livello di meccanizzazione che caratterizza ormai la coltivazione del frumento, fanno si che il costo di produzione sia fortemente dominato dalle voci che riguardano l'impiego delle macchine, siano esse aziendali che noleggiate; pertanto le uniche aziende che potranno fronteggiare le situazioni che si prospettano per il futuro sono quelle che per dimensioni ed ordinamento produttivo potranno ottimizzare l'impiego delle macchine; d)le prospettive potrebbero migliorare se le aziende riuscissero a dar vita a forme associative opportune per valorizzare convenientemente la produzione biologica anche su un mercato più allargato rispetto a quello attuale. (Costantino Di Carlo- Domenico Tosco)

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