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Intervento di Scaglione Luigi Carmine del 03/11/2010

Proverò ad attenermi al tema ed a quello che è l'argomento di discussione finale di questa lunga giornata di Consiglio regionale, affinché si eviti di guardare la vicenda e la questione che è stata posta al centro della discussione attraverso la presentazione di una mozione, sulla base di un aspetto più emotivo che ragionato o, come meglio possiamo dire, di riflessione, attraverso le occasioni di incontro che in qualche modo abbiamo tenuto in questa giornata per approfondire la questione.

Sgombriamo il campo dagli equivoci, io ho firmato ed ho sottoscritto la parte dell'ordine del giorno che credo sarà illustrato subito dopo e nel quale si riprende la posizione che il Presidente della Giunta regionale ha rappresentato nell'incontro con la delegazione dei cittadini e con i Sindaci, e che l'Assessore, il vicepresidente Mancusi, ha rappresentato poc'anzi in Consiglio ed intorno alla quale credo non ci siano altri argomenti ed altre questioni, per la parte che ci riguarda, visto che c'è anche la firma di qualche consigliere di opposizione. Quindi, per quello che ci riguarda, la questione potremmo anche definirla ben definita ed inquadrata nei termini.

Però credo che bisogna anche tentare una riflessione a memoria futura per questo Consiglio regionale e per la gente di Basilicata, quindi non soltanto per i cittadini della Valle del Mercure, perché trovo che il dibattito aperto dalla mozione in particolare, relativo alla riconversione della Centrale - attenzione, alla riconversione della Centrale e non alla riapertura, così come tout court qualcuno ha tentato di rappresentare -, più che tentare di buttare acqua sul fuoco ha invece immesso nuovo carburante sul fuoco del dibattito, che in qualche modo non tiene conto di quello che è tutto il ragionamento, e lo ricordava, devo dire, anche il consigliere Braia poc'anzi.

E' stato fatto quando abbiamo parlato delle questioni ambientali e delle questioni energetiche, e cioè di una volontà di una Regione di rendersi autosufficiente anche per dare delle risposte concrete, serene e sincere ai bisogni che avevamo di rispondere al fabbisogno di energia ed anche di incentivazione che talune industrie e talune imprese ci chiedevano.

Ora che le masse si muovono - e qui parliamo ovviamente di un impianto che riguarda marginalmente la Basilicata, per essere un'enclave - vedo che qualcuno comincia ad impugnare la bandiera della tutela ambientalista, ed aggiunge alle ragioni del "no alla Centrale", è il caso di dirlo, una volontà anche di sollevare conflitti istituzionali che una Regione che sta svolgendo attivamente un ruolo forte di difesa della propria identità, ma anche di correlazione in un contesto nazionale che ci vede soccombenti rispetto alla scelta federalista, che inevitabilmente creerà disagio alle Regioni del sud, ci porta ad avere uno scontro a tutti i costi con la Regione Calabria.

Io vorrei che su questo tema le istituzioni, più che i cittadini, che hanno un'ottica ovviamente diversa, ragionassero un attimo quando ci chiedono di assumere una posizione drastica e dura.

Ecco perché la posizione che il Governo regionale ci ha rappresentato credo sia la più equilibrata e la più corretta in questo momento ed in questa direzione, anche perché va evitato di dimenticare che quel parere espresso a suo tempo, in data 9 aprile 2009, quel parere espresso dalla Regione Basilicata, o meglio, dagli uffici della Regione Basilicata, partiva da una richiesta che più volte, in più occasioni, Sindaci di Comuni, la comunità del Parco, la comunità dei Sindaci - penso a Laino Borgo, Castelluccio Superiore ed Inferiore, Rotonda e Viggianello -, o alle Organizzazioni Sindacali hanno fatto. Nel '96, nel '97, nel '99 e poi nel 2001 avevano chiesto a più voci la riconversione della Centrale, quindi sostenendo di fatto, anzi dando stura a quella che poi è stata la scelta che gli uffici hanno fatto e che la Regione Basilicata ha fatto.

Allora, se partiamo dimenticando questo passaggio, la storia non la possiamo inquadrare nella sua giusta e corretta dinamica. E' chiaro che poi gli interlocutori cambiano, cambiano le motivazioni, in qualche caso cambia anche la scelta ideologica, attraverso le giuste osservazioni che più volte sono state rappresentate quando ci è stato posto il tema di dove approvvigionarsi di biomassa, così come veniva rappresentato, che di fatto, quindi, non nascono da zero; nascono da una precisa indicazione del territorio.

Oggi il territorio ci dice una cosa diversa? Bene, valutiamola, ma non in maniera emotiva; valutiamola guardando tutti gli aspetti nella sua complessità, se volete anche attraverso un'analisi di natura tecnica rispetto a quello che significa utilizzare biomasse, alla precisa indicazione che il PIEAR di Basilicata - ma credo anche quello della Regione Calabria - ha dato, quando dice "utilizzo di biomasse vergini da deforestazione e con espresso divieto di utilizzo di biomasse classificabili come rifiuto", ha messo dei paletti dai quali non si può prescindere.

Poi possiamo giocarci dietro, e dire che la nostra dietrologia ci impone - e qui è compito di una Regione - la logica di controllare attentamente e di stare attenti a quello che accade.

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