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Intervento di Singetta Alessandro del 03/11/2010

Io ritengo che la relazione dell'Assessore alle Attività Produttive evidenzi con lodevole trasparenza un quadro economico estremamente critico per la nostra Regione dove anche l'impatto della crisi mondiale è stato maggiormente negativo. La relazione sottolinea giustamente alcuni dati positivi: la percentuale delle imprese che hanno effettuato investimenti nell'ultimo triennio, 51% è superiore di molto alla media nazionale che si è attestata su 34,7% ed è la più elevata tra tutte le Regioni italiane.

Se vi è stato un arresto per quanto riguarda gli investimenti nel comparto delle micro imprese, per le piccole e medie la dinamica degli investimenti risulta anche qui superiore alla media nazionale. E' anche aumentata la percentuale di imprese che hanno rapporti con l'estero, ma tuttavia a fronte di tali dati sostanzialmente positivi ve ne sono molteplici negativi. Il numero di imprese che effettua ricerche e sviluppo è fermo ad una percentuale del 5,5 per cento a fronte al 7,5 per cento della media nazionale.

Vi è un notevole ritardo nel pagamento da parte dei clienti, un peggioramento delle relazioni con le banche, un evidente calo dell'occupazione, un peggioramento del volume di affari, le cui previsioni anche per il 2010 non inducono assolutamente all'ottimismo.

L'analisi per tanto è condivisibile, e così pure, anche se non completamente, il metodo indicato per uscire dalla crisi ed incamminarsi verso un percorso di crescita; si parla di sistema virtuoso, di semplificazione amministrativa, di predisposizione di un quadro legislativo snello e chiaro, insomma di ridurre il peso della burocrazia di cui spesso parliamo, ma che forse non siamo ancora riusciti se non in maniera minimale a limitare ed ancora evitare la parcellizzazione dei sistemi produttivi penso che sia sotto gli occhi di tutti, come anche cercare di ridurre il deficit infrastrutturale.

E' stato anche, a mio avviso, importante offrire al Consiglio Regionale ed all'intera comunità di Basilicata il quadro delle principali esperienze intraprese di recente, nonché delle iniziative in itinere. E' anche giusto, secondo me, ricordare la creazione di impresa e quindi il progetto che prevede l'individuazione di gruppi di sviluppo costituiti da giovani lucani in possesso di un'idea imprenditoriale e della volontà per realizzare un'impresa: l'Agrin Lucania per la produzione di energia da fonti alternative; Lucania Futura, progetto che prevede di attivare 500 giovani lucani in un programma di formazione pratica, finalizzato alla formazione di nuove tecnologie, nuovi prodotti, nuove imprese; la banda larga, ovvero sia, la disponibilità di un collegamento rapido alle infrastrutture di telecomunicazione che è riconosciuto ormai come un bisogno primario per lo sviluppo sostenibile di un territorio.

Io ho già espresso anche un giudizio positivo per quanto riguarda i contratti di rete, proprio perché il tema della dimensione delle imprese è centrale per il loro posizionamento sui mercati e per i risvolti produttivi.

Non vorrei attestare tuttavia che il mio commento, le mie riflessioni sembrassero un panegirico rispetto alla relazione. Purtroppo oltre a queste luci ci sono anche alcune ombre che io cerco di indicare offrendo un contributo propositivo, ritenendo che questo sia il mio ed il nostro compito e ritenendo anche, almeno come auspicio, che da parte sua e da parte della Giunta ci sia la necessaria sensibilità e la necessaria attenzione per valutare non in maniera acritica ed eventualmente recepire alcuni di questi suggerimenti.

Infatti io ritengo che da queste premesse che sono ampiamente condivisibili, le conseguenze che se ne trattano portano ad un'idea di sviluppo della Basilicata, contraria alle premesse stesse, perché si continua ad insistere troppo sugli insediamenti produttivi.

La scommessa dell'industrializzazione in Lucania è stata persa trent'anni fa e, secondo me, continuare ad insistere oggi solo sull'industrializzazione è un controsenso.

L'intero Paese, l'Italia, se non il mondo, le economie più sviluppate, come anche quelle meno sviluppate sono in una fase di deindustrializzazione notevole, sottolineata da tutti gli operatori, da tutti gli studiosi e la tendenza generale è proprio quella di incrementare la quota dei servizi ed io non ho notato nell'ambito della relazione un'attenzione al settore dei servizi.

Nei paesi più evoluti la quota dei servizi sul PIL rappresenta più del 70%, l'Italia invece è ancora in un limbo tra i paesi più evoluti e quelli emergenti. Pensare che la nostra Regione possa andare in controtendenza secondo me è azzardato. Il rischio è che in Lucania vengano imprenditori ormai fuori mercato, con produzioni obsolete, solo alla ricerca di finanziamenti pubblici ed agevolazioni economiche, come purtroppo è avvenuto anche nel recente passato. Questo potrebbe aumentare il numero dei cosiddetti cadaveri industriali purtroppo già presenti in numero non indifferente nella nostra Regione.

Bisogna, invece, a mio avviso, puntare sui servizi ed il potenziamento della banda larga evidentemente va in questa direzione perché potrebbe favorire significativamente tali insediamenti.

E' evidente che per passare dall'incentivazione all'industria, quella dei servizi, occorre per prima cosa modificare l'approccio mentale.

L'industria necessita di forti investimenti, denominati capital intensive, mentre i servizi di pochi investimenti labor intensive; inoltre si passerebbe da un'occupazione a bassa scolarità ad una ad altra scolarità, maggiormente in linea con la formazione dei nostri giovani.

Il settore dei servizi, come tutti sappiamo, è molto ampio, va dal turismo al cosiddetto back-office per le aziende, ed è un settore in cui si può fare molto, ma occorre ristrutturare i bandi passando dal finanziamento all'investimento ad un contributo proporzionale all'occupazione prodotta e per un tempo sufficiente a fidelizzare le aziende, cioè se noi diciamo e siamo tutti d'accordo sul fatto che la disoccupazione è il grande problema della nostra Regione, io penso che bisogna legare tutti i bandi in maniera precisa, rigida e con una premialità per quelle iniziative che assicurano un aumento della quota destinata all'occupazione.

Nel campo dei servizi è senz'altro più difficile lo sviluppo del turismo e della grande distribuzione che sono i settori a maggiore potenziale occupazionale, sarebbero necessari investimenti sostanziosi per migliorare anche l'accessibilità alla nostra Regione che continua a pagare un pesante deficit infrastrutturale.

Dicevo, Assessore, che se la sua relazione ha il merito di illustrare tutte le iniziative programmatiche già realizzate, offre, tuttavia, un'eccessiva dispersione delle risorse, che andrebbero, a mio avviso, focalizzate meglio, puntando solo su alcuni settori.

Se noi continuiamo con questa politica di voler dare risposte a tutto e a tutti, noi non riusciamo ad individuare chiaramente quali sono i settori su cui dobbiamo puntare. Io mi rendo conto che è difficile fare delle scelte, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, però una politica del genere, a mio avviso, non ci consente di uscire fuori da una fase estremamente difficile, di recessione, com'è quella in cui ci troviamo. Alla fine potremmo trovarci ancora con dei risultati estremamente negativi.

Sull'occupazione e sui giovani talenti, devo dire che è positiva l'attenzione posta e tuttavia non si danno certezze sui criteri che saranno utilizzati per la valutazione, la premiazione del merito e noi corriamo il rischio in questa Regione di sostituire veramente i giovani talenti con le badanti e questo penso che sia un rischio che nessuno di noi voglia correre. Insomma occorre dare, secondo me, delle priorità di intervento e non disperdere le risorse in mille rivoli.

La banda larga essenziale, visto che non abbiamo le infrastrutture tipiche che sono presenti in altre Regioni: strade, ferrovie, aeroporti, per cui dobbiamo puntare, ma rapidamente, almeno su quelle informatiche.

I giovani talenti non si trattengono in Lucania con i sussidi, ma sfidandoli e garantendo assunzioni e percorsi di carriera basati solo sul merito.

Da questo punto di vista perché non cercare di aumentare l'attenzione e quindi il numero dei soggetti laureati che potrebbero entrare in qualche progetto, perché non cercare di arrivare dai 500 a 3.000 o a 5.000, chiaramente non so se ci sono le risorse per tutti, però mi pare che anche noi abbiamo, come Regione Basilicata, una relazione anche con il centro studi dell'ENI, potremmo cercare di sfruttare al meglio questo rapporto individuando dei giovani, i quali potrebbero essere formati e potrebbero avere il finanziamento di iniziative che potrebbero portare a sbocchi occupazionali.

Voglio dire, questo centro studi dell'ENI potrebbe effettuare, ma dico il centro studi ENI per dire qualunque centro studi, una selezione e noi potremmo, o dovremmo, finanziare soltanto i progetti che, superata questa fase di verifica, possano effettivamente portare ad un aumento dell'occupazione.

In questo modo, da un lato daremmo risposte concrete ai giovani talenti di cui spesso tutti quanti ci riempiamo la bocca dicendo che ci dispiace che abbandonino la Regione, ma se non diamo risposte concrete continuerà questa emorragia, dall'altro lato riusciremmo anche ad investire su aziende, o soprattutto su idee, che possano portare a nuova occupazione.

Un altro settore rispetto al quale, secondo me, sarebbe opportuno cercare di intensificare o di avere un'attenzione è quello agro-industriale dove forse si può unire questa attenzione al territorio con iniziative che possano anche, in qualche modo, tenere presente quella che è la filosofia che ha ispirato il suo documento.

Bisogna puntare, come ho già avuto modo di dire, soprattutto sui servizi. Nelle economie più avanzate lo sviluppo dipende solo in parte dai settori ad alta tecnologia, contrariamente a quello che spesso diciamo, quindi non sono l'informatica ed i semi conduttori che portano sviluppo. Come neppure i settori manifatturieri tradizionali, come la siderurgia e l'automobile, i primi rappresentano una quota minoritaria del PIL mondiale ed i secondi hanno peso percentuale in riduzione costante da anni.

In tutti i paesi del mondo, secondo un recente saggio di Robert Abravanel, che non sarà sfuggito ai tanti consiglieri qui presenti, alla Giunta, all'Assessore, al Presidente, il reddito dei cittadini dipende in misura preponderante dai cosiddetti servizi. Nel 2008 circa i due terzi del prodotto lordo mondiale sono stati generati dai servizi, meno di un terzo dall'industria e appena il 4% dall'agricoltura.

Sono questi i dati che dovremmo tener presente, visto che parliamo di programmazione, quindi della capacità della Regione di individuare le principali direttive, dobbiamo capire che l'industria ormai rappresenta meno di un terzo del PIL mondiale, soprattutto nei Paesi cosiddetti avanzati.

La crescita dei servizi è un fenomeno che avviene da decenni in tutto il mondo e viene spesso sottovalutata da quanti credono ancora che l'industria rappresenti la parte principale delle economie e ritengono che la sola attività di ricerca e sviluppo e le esportazioni industriali siano la chiave della crescita economica.

Eppure, a livello mondiale, il valore della produzione dei servizi è già più del doppio di quello dell'industria e cresce più velocemente. Nell'economia a maggior reddito procapite il peso dei servizi è ancora maggiore, nei paesi appartenenti all'OCSE rappresenta oggi i tre quarti del PIL e negli ultimi trent'anni hanno contribuito per l'80% alla crescita, cioè i servizi hanno contribuito con uno sviluppo percentuale del 226% alla crescita del PIL nei Paesi dell'OCSE a fronte di un contributo, da parte dell'industria, pari solo al 114%.

Se negli ultimi trent'anni i servizi avessero avuto lo stesso tasso di crescita dell'industria il reddito dei paesi OCSE sarebbe più basso del 25%, vale a dire come aver subito la crisi del 2008-2009 per cinque volte di fila.

Anche nei Paesi in via di sviluppo, pure essendo meno accentuato e sempre in crescita, vi faccio l'esempio del PIL in Cina, dove il 40% è rappresentato dai servizi, contro il 42% dell'industria, sono settori che ormai si equivalgono.

Lo sviluppo futuro dipenderà, quindi, in grande misura dall'aumento di produttività dei servizi, come il commercio, le costruzioni, il turismo ed intrattenimento, i servizi professionali e dello sviluppo delle infrastrutture, le utilities, vale a dire elettricità, comunicazione e trasporti.

Il potenziale di aumento di produttività nel settore servizi è ancora molto elevato, perché questi ultimi, essendo localizzati non subiscono neppure le spinte al miglioramento della concorrenza mondiale, che invece agisce ormai quasi ovunque nella maggioranza dei settori industriali.

Quindi nei servizi noi abbiamo una concorrenza che è esclusivamente locale e quindi anche da questo punto di visto noi potremmo riuscire ad avere una situazione senz'altro più favorevole

Allora, io ritengo di dover concludere il mio intervento con l'auspicio che, come dicevo all'inizio, al di là delle luci ed ombre di cui la relazione indubbiamente è intessuta, ci sia comunque questo sforzo comune di cercare di individuare delle nuove strategie, perché non vorrei che ripetessimo gli errori del passato.

Mi pare che siamo tutti animati dallo stesso spirito, quello di riportare la Basilicata non soltanto al centro dell'attenzione mediatica, ma soprattutto al centro di politiche industriali che possano concorrere, da un lato, ad aumentare il reddito procapite, dall'altro lato ad aumentare l'occupazione, ma soprattutto a garantire a tutti le stesse opportunità e a tutti i cittadini lucani un miglior livello di vita.

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