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Intervento di Ruggiero Vincenzo del 08/06/2010
Vorrei iniziare questa legislatura anche facendo riferimento alle parole che ha detto, che mi hanno colpito, il consigliere Gianni Rosa, che ha parlato di ruoli definiti che rispettano quello che è il mandato elettorale, che è un dato importante. Noi abbiamo un mandato elettorale, ci siamo presentati con un programma, abbiamo parlato alla gente e ci troviamo poi a dover essere coerenti con il mandato elettorale. Quindi ritengo che ci siano ruoli ben definiti di opposizione, di maggioranza.
Ritengo anche che però noi abbiamo un esempio negativo della precedente legislatura, in cui il trasformismo, in cui la transumanza, in cui i passaggi erano all'ordine del giorno, in qualche caso anche con posizionamenti tattici.
Ritengo che ci debba essere un codice etico tra i partiti che vada a stabilire questa appartenenza al mandato elettorale, altrimenti saremmo di fronte ad una antipolitica montante, ad una perdita di credibilità.
Lo dico anche perché è capitato a me personalmente di avere qualche telefonata di qualcuno che appena eletto in un partito voleva trasmigrare nell'UDC. Io ho detto: "Scusate, ma è stato appena eletto, come mai?" - "Va bene, cambiamo un po' gli assetti". Io ritengo proprio che non sia il caso, io ritengo anche che ci debba essere un atteggiamento di correttezza di fronte alla popolazione, io ritengo che il codice etico debba essere un punto di riferimento di questa legislatura.
Per cui un apprezzamento va a quello che ha detto il consigliere Rosa, che ha detto giustamente che i ruoli debbono essere ben definiti, l'atteggiamento deve essere dialettico perché la dialettica è sviluppo, perché l'appiattimento significa stagnazione e negatività.
Il divenire, la dialettica significa sviluppo, la normalizzazione, il concetto del consociativismo rischia di essere quello che poi è il blocco, quello che è il freno a mano della politica.
Allora, su questa legislatura, chiaramente l'UDC si trova ad essere un partito che è stato di lotta, adesso diventa di governo, chiaramente i temi di quella lotta non sono dimenticati, ci sono ancora, si attendono risposte. Si è fatto un programma per cui alcune tematiche sono state condivise, si cerca di uscire fuori da situazioni che erano negative antecedentemente, perché i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Noi abbiamo una situazione da affrontare con terapia d'urto.
Non possiamo metterci a discettare, non possiamo pensare che il tutto passi perché poi il tempo debba fare un lavoro di decantazione, ma noi dobbiamo essere coloro che con la necessaria incisività, con la necessaria determinazione affrontano il problema.
Ritengo che uno dei grandi problemi è stato il convitato di pietra dimenticato del documento programmatico, si chiama "Sanità". Perché la sanità rappresenta la voce più importante della spesa regionale.
Noi abbiamo una spesa pro-capite per la sanità altissima, dovremmo avere dei servizi di altissima qualità, ma ci troviamo di fronte ad una sanità, e lo dico all'assessore, mi fa piacere che ci sia uno degli Assessori presenti, sganciata dalla Regione.
Noi abbiamo dei direttori Generali che molto spesso hanno le loro politiche sanitarie. Molto spesso non fanno riferimento alle politiche regionali.
Faccio un esempio: la Regione parla di lotta al precariato. Cosa si fa a livello periferico? C'è una logica tutta in salsa lucana del precariato esponenziale? Che si fa? Si prendono a tempo determinato degli operatori sanitari. Dopo averli presi a tempo determinato si decide, in ottemperanza a quelle che sono le norme nazionali e gli indirizzi regionali, che debba essere fatto un turn-over del precariato. Si devono eliminare quelli che ci stanno per metterci altri precari. Non si fanno concorsi. Non si stabilisce che quel percorso è finito, ma ci si inventa il precariato esponenziale.
Sui giornali qualche giorni fa si leggeva che abbiamo 150 operatori socio-sanitari, operatori OS nella Asl di Matera che vengono ad un certo punto assunti a tempo determinato per scorrimento di graduatoria, assicurano il funzionamento dell'ospedale e vengono anche formati, quindi abbiamo una situazione di assunzione che va a determinare un'acquisizione di professionalità, per cui siamo di fronte ai parametri di efficienza e di efficacia. Poi, però, anche in barba all'economicità, perché noi abbiamo una spesa per la formazione sul campo, si decide che quelli vanno a casa, e non si fanno concorsi, ma si prendono altri.
Cosa abbiamo fatto? Abbiamo creato un precariato esponenziale.
Dov'è la Regione che ha linee diverse rispetto a questa impostazione, certamente la Regione non può stare nell'assordante silenzio.
Questo è successo in questa occasione ed è successo in precedenti occasioni quando ci sono state interrogazioni, anche da parte mia, nel passato. Per cui, siamo di fronte ad un turn over della disperazione che non porta bene, che non va da nessuna parte, che determina una filosofia tutta lucana che non può andare avanti così.
Un'altra analisi che noi dobbiamo fare è il monitoraggio a livello degli ospedali. Quali sono gli ospedali che funzionano, quali sono le cliniche che funzionano, quali sono le richieste del popolo lucano rispetto agli ospedali. Perché, rispetto ad una spesa che noi facciamo di grande levatura, noi abbiamo una spesa pro-capite per lucano che è ai primi posti in Italia. Cosa viene fuori? Abbiamo circa 15- 17 mila pazienti che fanno emigrazione sanitaria extra regionale con grande aggravio di spesa. Se qualcuno funziona è costretto ad andare via perché non gli si lasciano gli spazi. Allora abbiamo l'immunologo di Policoro, che è costretto a tornarsene all'Ospedale di Campi Salentino perché appena arrivato toglieva lavoro agli altri, perché nell'immonulogia voi sapete che ci sono varie derivazioni. Allora, si va a mettere i piedi nel piatto di un sistema che è fatto di incrostazioni, che è fatto di una medicina probabilmente superata; siccome il nuovo sistema ha successo, l'immunologo si manda via e si è costretti ad andare a Campi Salentino per un immunologo. Non si può andare avanti così, perché aumenta l'emigrazione sanitarie extra-regionale.
Non si può andare avanti così, perché è una sanità che non va. E' una sanità borbonica, è una sanità che non può andare.
E' la sanità dei 17 ospedali fotocopia. Abbiamo un esempio di migrazione sanitaria solamente intra regionale in positivo verso il San Carlo, abbiamo grandi spese ed abbiamo grandi migrazioni.
Faccio un altro esempio: al San Carlo c'era un otorino che operava a certi livelli, il professor Sant'Andrea, era uno che determinava una emigrazione sanitaria con saldo positivo, ma poiché non gli sono stati dati gli spazi dovuti, adesso fa il primario a Cosenza.
Possiamo andare avanti così?
Ritengo che non si può andare al massacro in questo modo.
Ritengo che ci debba essere un'alzata di scudi, ci debba essere un salto di qualità, anche una mentalità che deve uscire fuori da determinate valutazioni, determinati fenomeni di stagnazione per andare verso il cittadino. Ne abbiamo le possibilità. Abbiamo la possibilità di riconvertire gli ospedali. Io sono per una riconversione degli ospedali che vada a determinare in questi ospedali l'alta specializzazione, in maniera tale che invertiamo la tendenza e l'emigrazione sanitaria, perché noi stiamo facendo un discorso che va a scontentare le popolazioni da una parte e nello stesso tempo va a determinare la stessa spesa, perché anche se chiudiamo gli ospedali e l'emigrazione sanitaria continua, noi la spesa altissima senza grandi servizi l'avremo lo stesso.
Noi dobbiamo utilizzare quelle che sono le risorse a nostra disposizione, questi ospedali, dove in alcuni casi abbiamo fatto grandi spese, dobbiamo trasformarli in centri che vadano a determinare un'inversione di tendenza rispetto all'emigrazione sanitaria. Questo è il dato, questa è la valutazione, altrimenti saremo di fronte ad un ennesimo valzer dell'ipocrisia, in cui diremo che la spesa sanitaria si riduce, l'emigrazione sanitaria resta, quindi saremo fuori mercato e cosa avremo risolto?
Avremo scontentato le popolazioni, io lo dico da persona di governo, perché a me interessa che le popolazioni non vengano scontentante, che aumentino i servizi e che ci sia un'attenzione maggiore verso il cittadino lucano.
Io ritengo che ci debba essere quest'inversione di tendenza virtuosa, in cui, se noi riusciamo a far sì che l'emigrazione sanitaria inverta la sua tendenza, avremo una Giunta di grande successo.
La chiusura di qualche ospedale sarà un lifting che non porta da nessuna parte e scontenterà solamente le popolazioni.
Chiaramente a questo si deve unire una medicina del territorio che faccia da filtro.
La medicina del territorio significa prevenzione.
I programmi di screening vengono fatti, però manca la pianificazione. Manca una medicina che faccia da filtro. Arrivano in ospedale a presa diretta, con grandi spese.
Dov'è la medicina del territorio? I famosi distretti della salute ancora non sono partiti e se partono non devono partire per accontentare qualcuno, ma devono partire veramente facendo una rete territoriale di filtro che abbia come primo scopo la prevenzione e che vada a determinare una minore affluenza negli ospedali, dove troviamo tantissimi codici che non servono, dove troviamo persone che arrivano al Pronto Soccorso perché non hanno una medicina del territorio che li possa assistere. Quindi quanti ricoveri impropri, quante assistenze improprie, quante liste di attesa improprie, perché sappiamo che con la medicina del territorio diminuiamo anche le liste di attesa.
Mi vorrei soffermare su un dato importante: per fare ogni pianificazione e per far ogni programma di screening che non sia improvvisato o estemporaneo, c'è bisogno di avere i dati epidemiologici, soprattutto su quello che è il grande problema di tutte le popolazioni.
Poi abbiamo il discorso del registro tumori. Il registro tumori è stato istituto nel '99, è stato avviato intorno al 2002, ma allo stato attuale non è ancora iscritto all'albo nazionale, per cui i dati non possono essere valutati a livello scientifico. Sono passati 11 anni dall'istituzione, non si può andare avanti così, perché mancherà a questo punto la pianificazione, la programmazione per fare i programmi di screening.
Il collega Vita parla di problematica ambientale che è importante sia per la difesa del territorio per le future generazioni, sia per quanto riguarda i programmi di prevenzione, ma se noi non abbiamo un'epidemiologia dei tumori sul territorio, delle aree di rischio, come facciamo a fare i nostri programmi di screening e di prevenzione mirata? E i dati che abbiamo, non a caso sono vecchi di dieci anni (gli ultimi sono del 2001); non possiamo andare avanti così, altrimenti siamo una regione da terzo mondo.
Adesso con questa nuova legislatura c'è anche una fiducia, un'apertura verso questa Giunta, questo nuovo corso, affinché si faccia tesoro degli errori del passato, delle lentezze del passato per dire cominciamo a lavorare rimboccandoci le maniche per far sì che il tutto poi abbia un momento di abbrivio positivo, si affronti con la necessaria incisività, con la terapia d'urto necessaria per risolvere i problemi, perché solo in questo modo noi potremmo essere coloro che alla fine avranno fatto il bene del popolo lucano, altrimenti ci avvilupperemo nel cosiddetto viv pur vivr, che non porta da nessuna parte.
Naturalmente per fare un'azione c'è bisogno di fare delle analisi e spesso le analisi sono dure, spesso le analisi sono crude, ma bisogna farle, altrimenti senza analisi se si fa dell'ipocrisia istituzionale non si arriva da nessuna parte.
Altro dato. Noi abbiamo un grande problema, visto che il tema dell'ambiente è uno dei temi che io ho affrontato nella scorsa legislatura, tanto che mi chiamavano il sanguigno per aver avuto delle espressioni forti soprattutto per le tematiche ambientali e sanitarie.
Noi abbiamo la cosiddetta Val Basento, meglio conosciuta come "Valle del tormento", che rischia diventare la grande pattumiera d'Italia. Noi abbiamo, in un'area che è stata considerata sito di interesse nazionale per la bonifica, la presenza in un raggio di pochi chilometri di due centrali termoelettriche, una di 800 megawatt e una di 400 megawatt. A distanza di pochi metri da quella da 400 megawatt, ci sono state già le approvazioni a livello nazionale e questo in un assordante silenzio, ancora si sta programmando una discarica per i rifiuti speciali pericolosi, una 2 C. Siamo di fronte ad un'aggressione: quello che doveva essere il cosiddetto parco dei Calanchi, il paesaggio dell'anima, viene aggredito da una discarica per rifiuti speciali e pericolosi dove ci può entrare di tutto.
Quando si parla di questa dicitura, facciamo attenzione perchè qualsiasi rifiuto può andare in quella discarica e allora, noi che abbiamo fatto la grande battaglia per il sito delle scorie di Scanzano, non possiamo consentire una discarica altrettanto pericolosa nella zona dei Calanchi a distanza di 500 metri da una centrale termoelettrica di 400 megawatt.
Inoltre, in quella zona, terra Pizzuta, ci saranno anche i cosiddetti stoccaggi di gas, un miliardo di metri cubi di gas della Geogastoc verrà stoccata in quell'area. Siamo di fronte ad un'aggressione di natura elevatissima.
Tutto questo avviene perché c'è stata una legge, ed io ne ho parlato durante la mia campagna provinciale, che è anche di natura accattivante come titolo, perché parla di modernizzazione e innovazione delle imprese. C'è un articolo di questa legge, dovrebbe essere il 1141, che parla di un'autorizzazione unica nazionale. Praticamente tutti i passaggi che venivano fatti a livello regionale vengono traslati a livello nazionale, per cui si stanno dando, soprattutto a nostro discapito, delle autorizzazioni nazionali che stanno trasformando la Val Basento in un grande cimitero, in una grande pattumiera.
Quella che doveva essere la valle dello sviluppo rischia di essere la valle pattumiera del tormento generazionale, dove abbiamo speso 3 mila miliardi per quanto riguarda l'incentivazione a livello industriale e di questi 3 mila miliardi abbiamo prodotto un'occupazione di 3 mila persone e adesso mille e 800 sono disoccupati e mille e due sono in occupazione precaria. Quindi abbiamo fatto una grande spesa in quel territorio, in quella valle e che cosa abbiamo? Abbiamo in questo momento il tentativo di trasformazione in pattumiera.
L'aggressione arriva dall'alto perché probabilmente pensano che noi siamo dei drogati. Noi dobbiamo essere capaci di fare squadra rispetto a questa aggressione che deriva anche da multinazionali avvedute. E mi fa piacere che ci sia un'azione forte da parte del Governo per quanto riguarda i rapporto con l'ENI, perché il 7% è veramente da terzo mondo, è cosa nemmeno nigeriana.
Noi siamo di fronte ad una situazione dell'ENI e mi fa piacere che in passato l'assessore Restaino abbia pensato addirittura di bloccare l'estrazione petrolifera perché l'ENI non ha ancora ottemperato a quel famoso accordo del '99. Siamo di fronti ad una situazione tale per cui l'ENI in questo momento non va a determinare in quell'area, la dico qui e la chiudo qui, indicatori positivi bensì negativi. Se, invece, andate nella vicina Vallo di Diano, dove pure si potevano fare le estrazioni petrolifere, e non si fanno perché c'è stata un'opposizione delle popolazioni, vi è non solo un ambiente incontaminato, ma anche degli indicatori sociali estremamente positivi.
Questo è grave per cui la tendenza va invertita.
Apprezzo positivamente le parole del Presidente De Filippo per quanto riguarda questo grido di dolore delle popolazioni lucane nei confronti dell'ENI e qua chiudo auspicando una legislatura in cui noi questa terapia d'urto la portiamo avanti attraverso un gioco di squadra. Grazie.