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Petrolio, Romaniello: cambiato il quadro, l'Eni si rassegni

Il capogruppo di Sel commenta le dichiarazioni del responsabile della compagnia petrolifera dopo la scelta della Regione di dire no a nuove trivellazioni

11/08/2012 12:21

ACR“Sul petrolio in Basilicata è cambiato il quadro delle relazioni istituzionali e politiche. L’Eni farebbe bene a farsene una ragione, mentre le dichiarazioni del dott. Tannoia dell'Eni sono deboli di contenuti con tratti di superficialità ed anche qualche punta di arroganza”. E’ il commento del capogruppo di Sel in Consiglio regionale Giannino Romaniello.

“Nel merito, i fatti fin qui sviluppatisi dimostrano la fondatezza di quanto da tempo denunciato da sindacati, associazioni ambientaliste e forze di sinistra - aggiunge l'esponente di Sel -, vale a dire che il petrolio non porta occupazione e quella che determina, troppo spesso, è di scarsa qualità, anche dovuta ad un sistema di relazioni fra Eni ed indotto che scarica sul lavoro la competizione fra le imprese. Parlare di Distretto è improprio, considerato che mai l'Eni ha voluto sperimentare un sistema di relazioni con sindacati ed enti locali basato sulla pari dignità ed il reciproco riconoscimento scegliendo la strada dei rapporti "corti" con le singole amministrazioni a seconda degli obiettivi che doveva raggiungere. La vicenda del Contratto di Sito ne e' la dimostrazione. Parlare poi dei dati ambientali e dei ritardi nella istituzione dell'Osservatorio e di una “vera” rete di monitoraggio ambientale, su cui pure le nostre istituzioni hanno qualcosa da farsi perdonare, significa per i signori del petrolio, parlare di temi inesistenti almeno stando a quanto più volte dichiarato da Eni, compreso le dichiarazioni di Tannoia che, invece di motivare le cause alla base dei vari incidenti e fornire tutti i dati (a partire da quelli sulle emissioni in occasione degli stessi numerosi incidenti al Centro Oli di Viggiano, se li hanno) che ripeto sono pochi per la scarsa rete di monitoraggio, esprime valutazioni e giudizi sui dati forniti da associazioni che a differenza della società petrolifera non hanno interessi da difendere se non quello di meglio tutelare la salute dei cittadini e salvaguardare il territorio".

"Sul petrolio la Giunta ed il Consiglio regionale – evidenzia Romaniello - hanno fatto la scelta giusta: la Basilicata non può diventare una gruviera ed il suo sviluppo non dipende dal petrolio. Sono incompatibili implementazioni di ricerca ed estrazione con tutela ambientale e sviluppo di qualità. Gli interessi dei lucani sono diversi da quelli di Eni e dello stesso nostro Paese che continua a sottovalutare le potenzialità (comprese quelle delle energie rinnovabili) esistenti nel Mezzogiorno, una realtà che continua ad essere penalizzata in termini di risorse ed infrastrutture. Opere infrastrutturali necessarie all'intera nazione che si tenta di far passare come aggiuntive quando tali non sono. Basti pensare che il tasso d'infrastrutturazione in Basilicata e' pari al 72% rispetto al resto d'Italia. Con il blocco deciso in Consiglio, per la prima volta dopo la rivolta popolare di Scanzano – conclude il capogruppo Sel - la classe politica regionale si è messa in sintonia con la società di Basilicata fatta di amministratori, associazioni, territori, partiti che da sempre si sono battuti per il blocco delle estrazioni, un'altra idea di sviluppo e quindi la non sottomissione alle grandi lobby del petrolio".

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